
La crescita dell’e-commerce, la frammentazione degli ordini, la riduzione dei lotti e la necessità di rispondere in tempi sempre più rapidi stanno modificando il ruolo del magazzino all’interno delle organizzazioni. In questo contesto l’automazione non riguarda più soltanto macchine e prestazioni, ma la capacità di integrare processi, dati e persone all’interno di un unico sistema operativo.
Gianfranco Foglia è Direttore Tecnico e Commerciale di Logaut, società del Gruppo Modulblok specializzata nello sviluppo di tecnologie e sistemi per l’automazione della movimentazione e dello stoccaggio di magazzino.
Negli ultimi anni che cosa è cambiato maggiormente nel modo in cui le aziende guardano all’automazione di magazzino?
È cambiata soprattutto la natura dei flussi da gestire. Se fino a pochi anni fa il pallet rappresentava il riferimento principale in termini di movimentazioni e volumi, oggi il mercato richiede sistemi molto più flessibili, capaci di gestire flussi frammentati, ordini più piccoli e livelli di personalizzazione sempre maggiori. Il magazzino tradizionale, progettato per gestire alcune decine di movimentazioni all’ora, in molti contesti non è più sufficiente rispetto alle esigenze attuali. Le aziende chiedono soluzioni più versatili, più veloci e capaci di adattarsi a richieste sempre più variabili.
L’e-commerce è probabilmente l’esempio più evidente di questa trasformazione. I lotti si sono ridotti, le spedizioni sono molto più frammentate e le richieste sempre più personalizzate. L’intralogistica deve quindi evolvere per rispondere a questa nuova domanda di velocità, flessibilità e capacità di risposta.
Quando un cliente vi coinvolge in un progetto, il problema da risolvere riguarda soltanto il magazzino?
Sempre meno. Oggi il magazzino non può essere considerato un’entità autonoma. Per progettare una soluzione efficace bisogna comprendere come viene prodotta la merce, come arriva al magazzino, come viene movimentata e come viene spedita al cliente finale. Questo significa analizzare l’intero sistema aziendale: produzione, logistica, flussi operativi e distribuzione.
C’è stato un periodo in cui il magazzino era percepito principalmente come un costo. Oggi è diventato una componente produttiva dell’impresa, integrata con i processi che generano valore. Per questo deve essere progettato come parte integrante dell’organizzazione.
Quali sono oggi i principali fattori che guidano l’evoluzione dei sistemi automatici?
Velocità e flessibilità restano gli elementi principali, ma sta crescendo rapidamente anche l’attenzione all’efficienza energetica. L’evoluzione tecnologica del settore è fortemente influenzata dai produttori di componentistica industriale, che stanno orientando lo sviluppo verso sistemi sempre più efficienti dal punto di vista energetico. Oggi quasi tutti gli impianti integrano forme di recupero dell’energia e soluzioni progettate per ridurre i consumi. Un esempio semplice è quello delle movimentazioni verticali: l’energia utilizzata per sollevare un carico può essere in parte recuperata durante la fase di discesa, secondo una logica simile a quella adottata dai veicoli ibridi. Il tema energetico non rappresenta ancora il primo criterio di scelta per i clienti, ma diventa sempre più rilevante quando si traduce in una riduzione dei costi operativi e in una migliore utilizzazione delle risorse disponibili.
Anche la Transizione 5.0 sta contribuendo a rafforzare questa sensibilità, spingendo le aziende a valutare gli impianti non solo in termini di produttività, ma anche di efficienza complessiva.
Un sistema automatico può inoltre operare ventiquattro ore su ventiquattro e sfruttare meglio gli spazi disponibili. Se in una determinata area riesco a stoccare 10.000 pallet invece dei 5.000 gestibili con una soluzione tradizionale, ottengo un beneficio importante non solo in termini di capacità, ma anche di efficienza complessiva del sistema.
Con l’aumento della complessità tecnologica quale ruolo continueranno ad avere le persone?
Un ruolo centrale. L’automazione elimina soprattutto le attività più ripetitive e manuali, ma aumenta la richiesta di competenze specialistiche. È un fenomeno che abbiamo già osservato più volte nella storia, dalla rivoluzione industriale all’introduzione dei computer: ogni volta si è pensato che alcune professioni sarebbero scomparse, mentre in realtà si sono trasformate.
Lo stesso accade nei magazzini automatici. Dietro ogni sistema servono persone capaci di governare processi complessi, interpretare dati e gestire l’interazione tra uomo e macchina. Non stiamo assistendo a una riduzione del ruolo umano, ma a una sua evoluzione. Cambiano le competenze richieste, ma la presenza delle persone continua a essere fondamentale per garantire affidabilità e continuità operativa.
Il sistema formativo riesce a fornire queste competenze oppure la formazione rimane prevalentemente a carico delle aziende?
La formazione è ancora in gran parte responsabilità delle imprese. Le competenze più difficili da reperire riguardano oggi l’automazione, la programmazione PLC, l’interconnessione tra software e sistemi fisici. La componente meccanica resta importante, ma è quella digitale a richiedere gli investimenti maggiori.
A mio avviso il livello tecnico italiano continua a essere elevato. La vera difficoltà consiste nel trovare persone disponibili a intraprendere percorsi professionali che richiedono aggiornamento continuo, attività sul campo e una forte specializzazione. L’avviamento di un impianto automatico richiede tecnici preparati, capaci di affrontare problematiche complesse direttamente presso il cliente. E soprattutto richiede formazione continua. In questo settore ciò che è attuale oggi potrebbe risultare superato nel giro di pochi mesi. Per questo la formazione non può essere considerata un’attività occasionale, ma un processo permanente.
Sicuramente l’intelligenza artificiale. Già oggi viene utilizzata nello sviluppo software e nella gestione di attività ripetitive. Non parliamo tanto di linguaggio macchina quanto della generazione di codice, sequenze operative e procedure standardizzate. Si forniscono dati al sistema e l’intelligenza artificiale sviluppa autonomamente parte delle stringhe di programma necessarie, che vengono successivamente controllate e validate dai tecnici.
Le prospettive più interessanti riguardano però l’analisi dei flussi logistici, delle movimentazioni e delle performance operative. Sistemi sempre più avanzati saranno in grado di elaborare grandi quantità di informazioni e supportare le decisioni con una rapidità difficilmente raggiungibile dagli strumenti tradizionali.
Ritengo tuttavia che la componente creativa continuerà a essere centrale. L’intelligenza artificiale può accelerare molte attività e supportare la progettazione, ma l’innovazione nasce ancora dall’esperienza, dalla capacità di interpretare i problemi e dall’intuizione delle persone.
Spesso si pensa all’automazione come a una successione di tecnologie che si sostituiscono l’una all’altra. In realtà l’evoluzione industriale segue una logica diversa. Le innovazioni più significative nascono quasi sempre dal miglioramento di soluzioni esistenti e dalla reinterpretazione di principi consolidati.
L’automazione è un processo evolutivo continuo. Cambiano i materiali, cambiano i componenti elettronici, cambiano i sistemi di controllo, ma i principi fondamentali vengono costantemente aggiornati e adattati a nuove esigenze. Se osserviamo l’evoluzione dei mercati, dall’e-commerce alla crescente frammentazione degli ordini, vediamo come molte tecnologie siano state ripensate per rispondere a contesti completamente diversi rispetto a quelli per cui erano state originariamente concepite.
Per questo motivo vedo l’intelligenza artificiale come un acceleratore delle competenze, non come un sostituto delle competenze. Così come ogni innovazione che l’ha preceduta, rappresenta un nuovo passaggio all’interno di un percorso di evoluzione continua.
Non credo. Perlomeno non nel breve periodo. L’intelligenza artificiale rappresenta uno strumento molto efficace e concreto per analizzare ed elaborare dati, automatizzare attività ripetitive e supportare i processi decisionali. Tuttavia continua a lavorare principalmente su informazioni e modelli esistenti.
“Le innovazioni più significative nascono quasi sempre dal miglioramento di soluzioni esistenti e dalla reinterpretazione di principi consolidati”
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