
Sono il risultato di scelte, intuizioni e responsabilità che, nel momento in cui sono state compiute, rappresentavano una novità.
Per celebrare questo anniversario abbiamo scelto di raccontare Modulblok attraverso le sue “prime volte”: momenti che hanno segnato un passaggio, introdotto un nuovo modo di lavorare o aperto una direzione destinata a lasciare un segno nel tempo. Non una cronologia aziendale, ma un racconto fatto di persone, decisioni e visione. Perché dietro ogni innovazione, ogni competenza acquisita e ogni evoluzione industriale c’è sempre stata una prima volta che ha reso possibile quella successiva.
Ogni storia industriale ha un punto di origine. Non un impianto o una tecnologia, ma un’idea condivisa e la fiducia necessaria per trasformarla in realtà. In questa prima puntata, il Presidente Mauro Savio ripercorre le origini di Modulblok e racconta il ruolo delle persone nella costruzione di competenze, metodo e visione. Perché ogni risultato nasce sempre da qualcuno che, per la prima volta, decide di crederci.
L’installazione del primo impianto fotovoltaico nello stabilimento rappresenta una delle tappe che hanno segnato l’evoluzione industriale dell’azienda. Attraverso il racconto del Direttore di Stabilimento Igor Battaglia, questa “prima volta” diventa il simbolo di un approccio che guarda oltre l’efficienza produttiva, integrando innovazione tecnologica, responsabilità ambientale e visione di lungo periodo.
Ci sono momenti in cui un modo di lavorare si trasforma in un sistema condiviso. Roberto Menazzi racconta il percorso che ha portato Modulblok a ottenere la sua prima certificazione di qualità e il significato che questa scelta ha avuto per l’organizzazione. Non un semplice requisito formale, ma l’inizio di un metodo fondato sulla misurazione, sul miglioramento continuo e sulla volontà di crescere mantenendo standard sempre più elevati.
Ci sono momenti in cui un prodotto smette di essere un componente e diventa parte dell’edificio. Nel 1991 Modulblok realizza il suo primo magazzino autoportante: l’Amministratore Delegato Andrea Peressi racconta cosa ha significato imparare a ingegnerizzare in modo diverso. Non una scaffalatura più grande, ma un cambio di ruolo: da azienda che costruisce scaffalature ad azienda che progetta e consegna sistemi logistici. Perché ingegnerizzare la soluzione del cliente non è fabbricare: richiede visione, calcolo, prove di laboratorio e analisi dei dati. E ogni progetto resta una sfida che l’azienda sceglie di darsi.
Nel 1991, quando la presenza femminile nei reparti produttivi era ancora un’eccezione, Modulblok sceglie di guardare oltre gli schemi. Francesca entra in azienda come prima donna in produzione, aprendo una strada che racconta una cultura aziendale capace di evolvere prima dei tempi. Oggi ripercorre quell’esperienza e il percorso che l’ha portata dall’officina all’area qualità e pianificazione, testimoniando come il cambiamento più autentico nasca sempre dalle persone.
Nei primi anni 2000, Modulblok realizza il suo primo magazzino automatico autoportante. Giovanni Moretti, Custom Solutions Manager di Modulblok, racconta questa evoluzione e le complessità che caratterizzano la progettazione e la realizzazione di un magazzino automatico: dall’integrazione tra la struttura e i sistemi di movimentazione al coordinamento delle attività in cantiere, dove anche una differenza di un millimetro può incidere sulle performance dell’impianto. È un passaggio che segna un’evoluzione importante per Modulblok: dalla produzione di scaffalature alla progettazione e realizzazione di veri e propri impianti, in cui competenze strutturali, automazione e gestione dei processi devono convergere in un unico progetto. Una trasformazione che continua ancora oggi, mentre la logistica evolve e nuove tecnologie, software e sistemi di movimentazione rendono sempre più centrale la capacità di integrare competenze e tecnologie diverse.
Nel 2012, Modulblok realizza il primo test sismico per caratterizzare i propri profili. Giacomo Luvisutti, Ingegnere Strutturista Modulblok, racconta la sfida di progettare una scaffalatura capace di rispondere non solo alle forze verticali, ma anche alle sollecitazioni orizzontali generate da un evento sismico. Dal comportamento della tralicciatura delle spalle alla progettazione di una struttura dedicata ad assorbire le sollecitazioni, il test diventa uno strumento per verificare sul campo le scelte progettuali e portare il comportamento globale della struttura entro i limiti previsti dalla normativa. Perché dietro ogni test c’è una domanda concreta: quanto può resistere una struttura? E la risposta arriva quando la teoria incontra la prova.
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